Thursday, 17 November 2011

La Sequenza del Fiore di Carta





 Giugno 2005


Ci sono borgate di Roma che sono state costruite intere nel niente e, sembrerebbe quasi, tutte in una volta, come S. Basilio. Sarà la monumentalità incongrua dei palazzi o l’ortogonalità rigida delle strade a denunciarne la nascita programmata, parto di geometri, fantasia di zelanti assessori. Poi ci sono borgate che la città ha ingoiato per necessità, e ancora adesso se ne stanno lì catturate come una mosca nell’ambra, luoghi che non sapevano di doversi fare parte di un tutto, piccoli villaggi di palazzine basse e strade che girano in tondo e ti riportano sempre alla piazza, in barba ad ogni ragionevole piano regolatore.

E’ in una piazza come questa, alla Maranella, che Teresa si ritrova in una sera d’estate a seguire una retrospettiva su Pasolini. Gli organizzatori dell’evento hanno montato un grande schermo sotto le finestre della casa dell’autore, aperta al pubblico per l’occasione. Ci sarà chi legge i suoi scritti, chi rievoca i fasti di una passata collaborazione, e ci saranno i suoi film, ovviamente, quelli in cui raccontava di quei romani sradicati, spazzati verso gli angoli, o di quelli che venivano da altri luoghi, aspiranti romani sistemati qui a fare anticamera.

E siccome il canto d’amore di Pasolini per quest’umanità ignorata è stata udita da tutti tranne che da coloro a cui si rivolgeva, Teresa vede che questa serata è popolata da persone che, come lei, non hanno niente a che fare con questo quartiere: studenti universitari, cinefili, giornalisti e intellettuali. Questi pasoliniani venuti da Roma sono proprio un po’ buffi nella cornice di un evento che, non si sa se per volontà consapevole o per accidente, sembra proprio un cinema all’ aperto come si fa d’estate nei paesi, con le file di sedie di plastica, il telone, il furgoncino del proiettore. Il macellaio della piazza ha deciso di non chiudere – e quando gli ricapita? – per l’occasione griglia salsicce su un barbecue improvvisato, vende vino e birre davanti alla saracinesca del suo negozio lasciata mezza aperta e mezza chiusa per far passare la prolunga del cavo elettrico. La luce della macelleria resterà accesa anche quando tutte le altre si spegneranno, all’inizio del film, e le salsicce continueranno a sfrigolare mentre l’attore reciterà sommessamente una poesia del maestro e gli spettatori taceranno come in chiesa.

E gli abitanti di queste palazzine sono tutti qui per la strada raccolti a chiacchierare in rumorosi capannelli, tutti a bere le birre del macellaio, a mangiare il gelato; i loro figli prendono a calci il pallone alle spalle dei compunti spettatori seduti, in nulla diversi da quegli altri bambini che sullo schermo giocano i loro giochi, per sempre piccoli, per sempre intenti e feroci come ce li mostra Pasolini adesso che sul telone proiettano la Cantata delle Marane.

Teresa non saprebbe dire quale dei due spettacoli è più coinvolgente e spesso si distrae a studiare le file di spettatori che tossicchiano il fumo delle salsicce. Con un po’ di tristezza conclude che chiunque saprebbe dire a colpo d’occhio a quale gruppo appartiene. Porta addosso i vari piccoli feticci che impone la moda a quelli come lei, i giovani, un po’ impegnati, un po’ di sinistra, ma anche un po’ figli di papà, piccoli dettagli che nell’insieme inevitabilmente la identificano come una di quelli che sono venuti qui dalla parte più comoda, o meno remota della città, il suo salotto, anche se non necessariamente il suo salotto buono.

Non vorrebbe essere diversa, ma la disturba l’esser finita nella stessa cesta con questo suo spocchioso vicino col panama che, in questo momento, scocca occhiatacce in direzione dei vari gruppetti di vocianti e sibila uno stizzito sssh!! . Per acre che sia il fumo che in grassi nuvolotti si solleva dalla griglia, il fastidio che le ispirano questi liturgici devoti le sembra inspiegabilmente maggiore. ‘Sono cosi brutti’ le viene di dire.

Quando finalmente torna a concentrarsi sulle immagini proiettate davanti a lei, è già cominciato l’ultimo filmato in programma, La Sequenza del Fiore di Carta. Teresa resta catturata a guardare Ninetto Davoli che, a favor di cinepresa, viene a prendersi Roma scendendo balzelloni giù per Via Nazionale. È una strana sequenza in cui lo spettatore assiste alla discesa dell’attore come se stesse a sua volta camminando all’indietro, precedendolo sempre di un passo o due, sempre avanti a lui, mantenuto ad una distanza che non si può accorciare ad attendere un congiungimento che non può avvenire mai. ‘Gli innocenti non hanno né coscienza né volontà’ ammonisce, dall’alto, la voce di Dio, o del regista, chissà. Siccome Ninetto è innocente, ignora che prima di lui e, da qualche parte lontano da lui, accade la Storia, vengono sganciate le bombe atomiche e si spengono i grandi leader mondiali. Pasolini ce lo ricorda inserendo alcune immagini nella sequenza, a beneficio esclusivo di noi spettatori.

Per un attimo Teresa vorrebbe chiedere a Pasolini ‘E quelli che sanno?’ Quelli che hanno coscienza, che non possono dirsi innocenti, che fine fanno? Ma il film non offre, a questo proposito, nessun conforto. Ninetto balla stringendo il suo fiore di carta, sorride il suo incomparabile sorriso, la telecamera indietreggia e con essa gli spettatori.

Siccome non sa nulla dei corpi accatastati a Baden-Baden, di Yalta, dei soldati a macerare nel fango delle trincee, Ninetto deve morire - Dio e Pasolini sembrerebbero trovarsi d’accordo almeno su questo punto, dal momento che l’ultima immagine ce lo mostra riverso sui sampietrini accanto al suo sgualcito papavero rosso .

Magari è proprio così, pensa Teresa, ci sono cose che non si possono ignorare. Ma tra i consapevoli che non sanno agire e gli inconsapevoli che non sanno di dover agire resta, oggi come ieri, lo stesso iato. Ci passiamo accanto gli uni con gli altri come sonnambuli, pensa, e se il Dio di Pasolini volesse davvero prendere la faccenda così seriamente, in questa piazza, stasera, non resterebbe nessuno vivo.

Ma per fortuna questa notte Dio guarda altrove e nessuna voce tuona dal cielo, si è giusto alzata un po’ di brezza e Teresa si infila il maglione. Si riaccende qualche luce, i pasoliniani tutti battono le mani.

Wednesday, 16 November 2011

Poesia Dorsale #1






Buongiorno!

Se, come me:

1) Vi serve qualcosa che vi distragga  dal rimuginare ossessivamente sulle possibili reazioni dello Spread di fronte alla nuova squadra di ministri messi in campo da Mario Monti;

2) Avete un sacco di lavoro arretrato ma punta voglia di smaltirlo;

3) Sentite che vi sta per venire un attacco d'arte...


Potete, come me, passare per due ore in rassegna i libri della vostra personale biblioteca in cerca di ispirazione poetica, sistemare i titoli dei volumi selezionati in modo da formare frasi di senso ermetico compiuto e, infine, passare altre due ore a farne delle brutte fotografie.
Si, è così che ci divertiamo qui a casa BrainthatDrained.

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