Thursday, 12 January 2012

Cosa succede alle signore anziane?*


Le nonne, le madri, tutte le donne che per anni hanno giganteggiato nella tua vita, le maestre, le presidi che con uno sguardo avevano il potere di fermarti il cuore. Succede che un giorno si lasceranno tutti indietro come ciclisti in fuga; i mariti, gli amanti, i fratelli adorati, tutti i loro contemporanei cadranno inevitabilmente, ma loro no, loro resteranno e al traguardo arriveranno sole.
Com’è allora che paiono così piccole – magari perché in fondo stiamo tutti così, nella bocca del tempo come caramelle succhiate e lentamente diminuiamo fino alla trasparenza.
Certo, ti dici, è colpa della vedovanza. Guardale, formidabili, nelle foto di quei tanti passati natali e di quegli anniversari. Guarda le guance arrossate dal prosecco e, alle loro spalle, quella carta da parati che ricordi da quando eri bambino.
Posano, bellissime, con in braccio i nipotini che rimanevano a dormire ogni venerdì sera. Pienotte, sorridenti, i capelli freschi di parrucchiere, posano accanto a quei mariti a cui, per indegni che fossero, erano tributati comunque tre pasti caldi al giorno e immacolata biancheria stirata.

È passato così poco tempo, così in fretta. Dieci anni. Dieci anni cosa sono? Guarda questa foto, le nozze d’oro, non vedi come erano ancora saldi la sua presa, il suo esistere?

La vedovanza, che ti fa sentire un po’ come se ti togliessero la patente per stare al mondo, ha detto lei, una volta.

La vedovanza è quella cosa che ti fa accendere lo scaldabagno una volta a settimana e cenare col caffè d’orzo la sera. La vedovanza del frigo vuoto, dei capelli tonsi come quelli delle novizie e dei cassetti straripanti di cose che nessuno viene mai a cercare.

Una dopo l’altra le matrioske si sono tutte aperte. Anno dopo anno, alla maggiore si è sostituita in segreto la minore fino a che non è rimasta che quest' ultima minuscola donna intorno alla quale le tue braccia si chiudono, ogni volta, ad ogni abbraccio, un po’ più strette.

È successo un pochino alla volta. E’ successo mentre la tua attenzione era rivolta altrove.

Quando andavi a trovarla ti pareva sempre la stessa; l’hai vista accendersi al tuo arrivo di febbrile energia, affaccendarsi chiacchierando in giro per casa. Hai considerato distrattamente i gesti precisi con i quali ti ha preparato il caffè e ti è parsa proprio in gran forma. Ti sei lasciato ingannare, l’hai vista nella luce benevola delle lampadine da 40 watt e hai voluto credere che niente fosse cambiato.
E invece alla luce del sole – lo vedi ora che le hai suggerito una passeggiata – eccola che si muove malsicura e come impaurita del mondo che in sua assenza si è fatto tutto spigoli e ripidi, improvvisi scalini. La luce cattiva che ora rivela la cute vulnerabile tra i capelli e l’azzurro delle vene sotto la pergamena delle tempie. Come hai fatto a non vedere quel tremito, quelle palpebre di falena?

Hai scoperto che è vecchia come tutte le altre vecchie che vedi sempre, sull’autobus. Oppure quelle che a volte ti fermano sul ciglio della strada per chiederti, a te sconosciuto attraversatore di incroci, ciò che in sostanza è il permesso di attaccarsi forte al tuo braccio così che insieme possiate negoziare il traffico e giungere salvi sull’altra riva. Cosa vogliono da te queste vecchiette – ti sei chiesto a volte - cos’è che la tua presenza può compensare, tu, solido e denso di giovinezza, lì a garantire magari che una folata di vento non se le porti via.

Tu che sei qui, incontestabilmente presente, con i tuoi muscoli giovani e le tue ossa elastiche, cospicuo, visibile, sicuro che per te le macchine si fermeranno. Tu che ancora non sai che stiamo tutti nelle mani del tempo come saponette e che un giorno per la strada, davanti ad un’auto che si avvicina veloce, il tempo potrebbe decidere di lavarsene le mani, di te, una volta per tutte.
E di te non rimarrebbe magari che un leggero profumo di talco a fluttuare nell’aria per un attimo ancora, e poi più niente.







* Ben trovati!  Mi sono presa una pausa di riflessione. Riposterò a breve con cose più simpatiche :-)

15 comments:

Francesca said...

splendido brano.
ti odio.
e corro a chiamare mia zia..

Flavia said...

Per un inizio d'anno all'insegna del senso di colpa! :-)

Sorry! Però almeno quando la senti salutamela...

Saverio Luzzi said...

Ci sono cose che non possono essere commentate e di fronte alle quali ci si deve fermare e inchinarsi ammirati. Questa è una di quelle.

Flavia said...

E io quasi non lo postavo!
Grazie, mi fa un immenso piacere che ti piaccia.

stealthisnick said...

splendida come sempre

Zdenek said...

Bellissimo, il migliore che abbia letto qui. Ma anche altrove.

Flavia said...

Guardate che una poi si monta la testa ;-)

Però grazie...

LAV / gigionaz said...

:) montatela, la testa. E' meritata!
Delizioso.
(Nonostante aborra la scrittura al femminile credo di avere ancora un po' di gusto :))

L'hai letto "Di madre in figlia"?
http://www.ibs.it/code/9788860303110/ravasi-bellocchio-lella/madre-figlia-storia.html

La storia passa in linea femminile.
Sarà forse per questo.

Flavia said...

Grazie, no non l'ho letto, rimedierò!

Hai buttato lì, en passant, sta cosa della scrittura al femminile che merita spenderci due parole:

Il genere di appartenenza di un autore a me piace considerarlo accidente biologico, e questo vale per il modo in cui penso agli autori che amo e anche al modo in cui penso a me stessa se e quando scrivo qualcosa. (sono una femminista veramente della vecchissima scuola, mi sa)

'Scrittura al femminile' temo sia un etichetta inventata dagli editori, è un brand, e la aborro anche io.
Quando la sento usare resto sembre incerta su cosa si voglia dire. Si usa per indicare che a scrivere è una donna? che i personaggi principali sono donne? o ci sono dei temi specificamente 'femminili'?

LAV / gigionaz said...

Stile di scrittura. Sintassi e lessico. Ritmo e musica. Lasciamo perdere i temi e il contenuto, che non c'entrano nulla.

La cosa non credo sia scientificamente, cioè esattamente, definibile. E, probabilmente, è molto proiettiva. Cioè, forse è solo una mia idea.

Però...

Scrittura al femminile distingue Isabel Allende da Gabriel Garcia Marquez (anche se temi e poetica sono molto simili).
Baricco da Maggiani (nel senso che il primo non lo sa, ma ha sbagliato genere, alla nascita :D )
Ecco. Baricco scrive al femminile (sarà per questo che le donne ne sono innamorate). Maggiani al maschile.

Col che puoi star certa che il mio discorso non era 'sessista', nè esprimeva una valutazione esterna al testo.
Un salutone.

Flavia said...

mmmh non so. Per carità, è un'idea condivisa da molti e che andrebbe approfondita. Anzi, grazie di averla introdotta perchè mi divertirà pensarci un po' su.

Però, sei sicuro che non stai semplicemente appiccicando l'etichetta 'femminile' a quello che non ti piace o che ti è meno congeniale?

Quanto a Baricco, quella non è scrittura femminile. E', molto più semplicemente, scrittura di merda.

LAV / gigionaz said...

:D ... scrittura di merda mi sembra un po', come dire... tranchant :D
Ma non discuto. A me è piaciuto 'Oceano mare', ai tempi. E basta.
Nonostante fosse, o 'perchè' era, scritto al femminile.

Sull'idea condivisa da molti... non so. Io sento parlare di 'scrittura al femminile' come 'scritta da donne, su donne, per donne ecc' e non mi interessa.
E', la mia, un'idea banale di 'femminile'=roundness, 'maschile'=squareness. Niente di molto raffinato.
Penso ad una scelta stilistica di 'rotondità' espressiva (sai... tanti aggettivi, nessuna affermazione lasciata senza spiegazione minuta, amore per l'ipotassi, cura dell'espressione parentetica, amore per il non detto ecc ecc ecc). Non è una questione di complessità ma proprio di uso della lingua. Quella di Gadda, tanto per dire, è per me una scrittura maschile.

Però non metto l'etichetta 'femminile' alle cose che non mi piacciono (il tuo testo mi è molto piaciuto, infatti). Io sono un adoratore di femminino, non senza crash di sistema, di tanto in tanto :)

Saverio Luzzi said...

Credo anche io che la "scrittura femminile" sia un'invenzione di marketing. Peraltro, la trovo un po' ghettizzante: potrebbe pericolosamente sottintendere che le donne possano occuparsi di certi temi in modo migliore (o peggiore) di quanto possiamo fare noi maschi, per cui, gira che ti rigira, eccovi ancora una volta spedite tra i fornelli!!!
Flavia, non sapevo tu avessi una così alta considerazione di Baricco. Come mai?

Flavia said...
This comment has been removed by the author.
Flavia said...

Cari,
Pare ci siano software oggi giorno che, analizzando meccanicamente un testo alla ricerca di determinate occorrenze stilistiche e lessicali, ti dicono a quale scrittore 'somigli'. Immagino che possano anche determinare se la tua scrittura è femminile, se sei del segno dei gemelli e se la tua dieta è ricca di fibre.
Io contenderei che, anche se fosse possibile determinarlo in questo modo, l'informazione che ne ricaviamo non ci porta molto lontano. (Non ci dice per esempio se il suddetto testo vale qualcosa :-))
@Saverio:
Perdona, pensare a Baricco mi ha causato un altro attacco di 'visceralità' :-)
Ridimensiono quindi il mio giudizio tranchant. Ci sono due motivi per cui non apprezzo molto Baricco. Il primo è per certe leziosità del suo stile, certi manierismi che non amo.
Il secondo è che mi sembra che lui scriva come qualcuno convinto che sia 'già stato detto tutto'. Che i grandi romanzi sono già stati scritti, e che l'esercizio di stile sia tutto ciò che rimane a questa nostra epoca ammalata di postmodernismo. Mi sembra che lui stesso abbia detto qualcosa del genere abbastanza di recente. Io però non sono d'accordo, tutto qui.

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