Saturday, 31 March 2012

L'amore ai tempi del mutuo cointestato





Per me e per molti miei amici la rubrica di posta del cuore sul Venerdì di Repubblica è sempre stata un appuntamento fisso. Talvolta (ma erano altri tempi, in cui si cazzeggiava con più fanciullesco abbandono) ne davamo lettura collettiva sforzandoci anche di riprodurre gli accenti regionali dello scrivente laddove specificato. E per leggere le risposte ci adoperavamo a trovare uno stile interpretativo degno della Natalia Aspesi percepita, che riuscisse a trasmettere quel misto di ironico disincanto, garbo e insofferenza alla fuffa che ce la rende così cara. Nessuno di noi ha ancora vinto l’Oscar, nel caso ve lo steste chiedendo.



Tutto questo per dire che la mia è la riflessione di una fan e che, se ci fosse modo di farsi pagare per perseguire siffatta vocazione, io ambirei a dirigere un osservatorio permanente dedicato solo a lei, all’evoluzione della sua rubrica negli anni e ad un’analisi di cosa la renda superiore a tutte le altre Agony Aunts italiane. Perchè, diciamoci la verità: le altre chi le legge?

Solo Natalia Aspesi te la leggi, perché ti fa pensare a quella tua zia eccentrica, la pecora nera della famiglia che beve Mistrà la mattina e gioca a poker, ma è anche quella da cui vai per farti dire i perché e i percome della vita.



E sebbene questa mia ambizione non troverà mai coronamento (poi dici che in Italia non si fa più ricerca) le indagini conoscitive vanno avanti e ho deciso di divulgare qui le mie considerazioni preliminari.



Un monitoraggio di lungo periodo mi induce a concludere che alla fin fine si, saremo tutti Tolstoianamente infelici ciascuno a modo suo, però i tormenti amorosi sono un po’ sempre gli stessi. Magari ti sentirai come l’unico al mondo che, ma non lo sei - ce lo dimostra proprio il corpus epistolare della rubrica, la quale presenta un numero finito di questioni fondamentali di cui ciascuna lettera costituisce una variazione sul tema.

Azzarderei quindi a dire che un buon 60% delle missive sono inviate da fedifraghi e/o ex-tali, o in procinto di diventare tali. Persone quindi che o smaniano dalla voglia di mettere in testa al partner un cesto di corna, o l’hanno fatto in precedenza e devono gestire gli inevitabili contraccolpi. E questo non riflette, credo, la reale incidenza statistica dei fedifraghi nel mondo reale quanto piuttosto il fatto che la Aspesi dell’assistenza al fedifrago ne ha fatto un titolo d’eccellenza. Lei non giudica e non si scandalizza, il fedifrago si sente incoraggiato a scriverle del suo personale dramma anche perché, sulla scorta della lettura delle edizioni precedenti, sa che ci sono ragionevoli probabilità che Natalia Aspesi gli risponda ‘Ma si, vai col tango. E’ tutta salute’.

Questo per me spiega anche come mai i cornuti le scrivano molto di meno, non si sentono capiti. Vorrebbero che lei si unisse a loro nella pronuncia di stentorei anatemi e invece la Aspesi spesso va a minare persino l’unica certezza a cui sono rimasti aggrappati, la loro superiorità morale sul partner, suggerendo neanche tanto velatamente ‘Ma perché per farsela passare, non si leva due sfizi anche lei?’

E’ che Natalia Aspesi non le può sopportare tutte queste passioni spente, questi mariti spiaggiati sul divano, queste mogli chiuse nel rancoroso mutismo. Certo, mostra sempre di comprendere le esigenze di realpolitik che pesano sull’amore ai tempi del mutuo cointestato, però è decisamente più portata a celebrare i vivificanti effetti della scuffia pazzesca.



Un'altra quota di un certo peso è costituita dagli amareggiati, quegli uomini e quelle donne che hanno avuto una serie di esperienze negative che di questo incolpano l’altro sesso tout court. Queste lettere seguono più o meno tutte un modello comune:







Gentile Aspesi,

Sono vedovo-a/divorziato-a/separato-a/mai nessuno mi si è accattato-a e sogno di riaprirmi all’amore. Purtroppo, nonostante tutti/e mi dicano che sono giovanile/vitale/di bella presenza/i denti sono ancora tutti i miei non trovo nessuno che voglia impegnarsi con me/andare a visitare i musei con me/ guardare tramonti mano nella mano con me. Il problema, gentile Signora Aspesi, è che gli uomini/le donne dicono che cercano qualcuno che li/le rispetti/presti loro attenzione/ami con tenero abbandono ma in realtà sono tutti dei porci/affetti da satiriasi senile/nostalgici della mamma/tirchioni oppure delle materialiste a caccia di soldi/succubi degli stronzi/adultere che non ci pensano a lasciarlo/dedite alla carriera.

Allora io me ne resterò a casa a covare la mia disillusione verso la specie femminile/maschile finché non morirò in solitudine circondato da gatti/aeromodelli da me pazientemente assemblati/tutte le uscite del Venerdì di Repubblica.

Cordialmente


Anonimo/a



Il numero di missive tali a questa, publicate sulla rubrica negli anni, è davvero imponente. E non si capisce, se davvero i delusi in cerca d'amore sono così tanti, come facciano a non incontrarsi tra loro in ogni caso. Sull'autobus, agli Uffizi...la legge delle probabilità è dalla loro parte. Allora non scherzano quando dicono che sono chiusi a casa a farsi il sangue amaro. Io allora suggerirei, dal momento che queste lettere sono scritte da uomini e donne in egual misura, che basterebbe organizzare delle faraoniche convention aspesiane e farli incontrare tutti. L’amore trionferebbe! Bisogna cominciare da subito a cercare gli sponsor, diffondere i comunicati stampa, convincere Natalia Aspesi a tenere un discorso di apertura. Poi dici che in Italia mancano le iniziative rivolte al sociale.*











*La bacheca di Blogger mi informa che questo è il mio cinquantesimo post. Questa nota quindi non c'entra niente con il tema del giorno ma è qui solo per solennizzare l'evento. Voi non lo vedete ma io sto brindando.


5 comments:

LAV / gigionaz said...

Fa' brindare anche me! Solennizziamo! Perchè solennizzare insieme è grato agli dèi. :)
La Natalia non la leggo, forse perchè masculo convinto.
In compenso, ogni tanto, cado vittima nell'agguato della Guardiana del Faro - la stimatissima Barbara Alberti - che dalle frequenze di Radio24 non manca quasi mai di rovinarmi la sigaretta che sto fumando.
Un saluto solidale ;)

Flavia said...

Si solennizziamo!!!
Quando ho cominciato questo blog è stato un gesto di disperazione, era un periodo in cui lavoravo tanto a delle cose che in quel momento non mi andava di fare.
E qui sono confluite tutte le mie necessità d'espressione frustrate.
Io mi diverto come una pazza a scrivere questo blog.

abbracci!

Saverio Luzzi said...

C'è una sottile e cerebrale crudeltà nel leggere la posta del cuore per prendere in giro i cuori infranti che inviano le loro missive. Altro che cimentarsi nel taglio della coda delle lucertole e altri terribili giochi che si fanno da bambini.
Il dolore sentimentale cambia le persone. Quasi tutti diventano peggiori in quanto si ha paura di mostrare il proprio lato debole, la propria vulnerabilità. Se vogliamo, la propria sconfitta (che quasi sempre noi maschi percepiamo come atto di lesa maestà).
Io non ho mai capito perchè uomini e donne si rivolgano a uno/a sconosciuto/a per rivelare il proprio (più o meno legittimo) dolore, specie considerando che:
1. lo/a sconosciuto/a lo farà leggere a centinaia di migliaia di persone e sostanzialmente ti avrà sputtanato/a davanti ad almeno una nazione;
2. lo/a sconosciuto/a - non avendo mai visto chi scrive la lettera - inevitabilmente non possiede alcun elemento per dare un giudizio ponderato
3. lo/a sconosciuto/a con i consigli che elargisce mentre si lima le unghie, si infila le dita nel naso e pensa a cosa preparare per cena, ci campa alla grande (anche per questo io vorrei curare "La posta del cuore" di qualche rivista).
Ho però capito che quando accadono certe cose, si perde il dominio della propria vita. Per certi versi, sono esperienze formative. Ritrovato il senno, si migliora, si incontra una persona migliore e più intelligente di quella con cui si viveva prima e si ride del passato. Soprattutto, si comprende che, in certi momenti, chi ti capisce davvero non è il/la celebre giornalista cui si guarda come uno che risolve l'irrisolvibile, ma sono le persone davvero amiche.

Flavia said...

Caro Saverio;

Tutto quello che dici è molto giusto, dissento solo sulla frase di apertura, a proposito della crudeltà di leggere questo tipo di rubriche. Personalmente per me è più una benevola curiosità delle cose umane e laddove io stessa mi sono sentita smarrita talvolta ammetto di aver letto per cercare, se non risposte, una sorta di eco.

Quando Roland Barthes pubblicò 'Frammenti di un discorso amoroso' si disse che così, post-modernamente, si decostruiva anche l'amore, lo si svelava come costruzione artificiale, lo si relativizzava.
A me invece è sempre sembrato un libro consolante, che ci ricorda come le stesse cose succedano a tutti. Magari non tutti trovano questo un pensiero confortante, ma io si e anche per questo la posta della Aspesi, in un senso astratto, mi conforta, e mi ha confortato talvolta quando ero io stessa variamente addolorata.

Saverio Luzzi said...

Ho commesso un piccolo errore.
Alla fine del secondo periodo del mio intervento mi sono dimenticato di inserire un emoticon dal significato "Flavia, ti sto prendendo in giro!"
Con quello, il mio intervento avrebbe assunto un senso diverso (almeno, spero).

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