Monday, 12 March 2012

Procrastination for the Nation - Esercizio di speleologia ombelicale

http://chrispiascik.com/




Ci penso molto alla procrastinazione e se mi capita di trovare delle informazioni in proposito le leggo sempre con rapito interesse. Purtroppo, la maggior parte dei testi ad essa dedicati sono un po’ Pop-Psychology, si inseriscono in quel filone fuffa di manualistica varia dedicata al miglioramento di sé che non mi convince mai fino in fondo, per ragioni che se non sono del tutto ovvie magari un giorno spiegherò.


Generalmente le analisi della psicologia pop concorrono su un punto: la procrastinazione è una forma di sabotaggio, come tutti i comportamenti auto-distruttivi, siano essi il fumare crack o chiamare il fidanzato 30 volte in due ore per chiedergli ‘a che pensi?’.


Il sabotaggio – sempre secondo il filone interpretativo Riza Psicosomatica/Donna Moderna – è infingardo, perché non è una forma palese di masochismo, non è come darsi le martellate in testa, appare, almeno nella mente di chi lo pratica, gratificante sotto qualche altro aspetto. E questa pare quasi un’ovvietà se penso alle forme più comuni di sabotaggio, le gratificazioni del bere 3 litri di prosecco al giorno sono auto evidenti (almeno per me) e così anche le probabili ricadute negative.


Ma torniamo alla procrastinazione. Il motivo per cui mi interessa è, chiaro, che io stessa la pratico a livelli virtuosistici. Non per vantarmi ma, se essa diventasse disciplina olimpionica io porterei la Nazione al trionfo e mi coprirei di gloria.


Ma quali sono i piaceri del procrastinare? A me non è mai sembrato particolarmente piacevole. Certo, c’è l’indiscutibile sollievo del rimandare a domani quello che eccetera eccetera. Però il procrastinatore serio non è che si pasce in questo tempo ritrovato, anzi, lo impiega per lo più a flagellarsi per la propria debolezza e a crogiolarsi nel disgusto di sé. Non è proprio il mio sabato sera ideale. E poi, se il procrastinatore in questione, come me, è un perfezionista, e pure ansioso, non riesce a compiere un azione in ritardo, deludere le altrui aspettative, ennò! Per cui due minuti prima della scadenza programmata viene preso da furore assassino, finisce quello che deve finire, ma il risultato non sarà mai conforme ai suoi standard interiori di impossibile perfezione e quindi, appena ha finito torna a flagellarsi con rinnovato impeto pensando a come sarebbe venuta bene quella cosa se solo le avesse dedicato più tempo.


Siete ancora lì, mi seguite o state giocando a Angry Birds?

Io e la procrastinazione balliamo la danza delle spade, da sempre. Per procrastinare l’esigenza di fare determinate scelte ne compio invece altre che mi precipitano ancora più a fondo in situazioni che testano la mia capacità di non procrastinare. Grazie a meccanismi di questo tipo mi sono ritrovata, non so come, in questi anni a fare due cose che sono l’alfa e l’omega del procrastinatore: una tesi di dottorato e un lavoro free-lance. Perversione, non c’è altro da aggiungere. Perché solo un pazzo, se ha coscienza di essere incline alla procrastinazione fa del suo quotidiano un campo di battaglia scevro di sovrastrutture motivanti, estenuante e solitario, dove ci siete solo tu, le scadenze e lo spirito dei natali futuri che ogni tanto ti passa a trovare.


Nell’ambito dei dottorati di ricerca, il problema della depressione e della procrastinazione sono talmente noti che nella mia università inglese ci sono addirittura dei workshop e delle sessioni di counselling gratuiti per coloro che ne soffrono. Ovviamente ho pensato di andarci…Ma, che ve lo dico a fare, ho rimandato.


La procrastinazione ha due vantaggi, offre due consolazioni: da una parte ti permette di non gestire le emozioni negative connesse ad una determinata azione. Per esempio l’ansia. Fare la cosa x mi mette ansia, e allora non la faccio e mi distraggo. Dall’altra, forse, è ribellione. Siccome mi costringo ad accettare impegni che non voglio, a fare cose che non sono quelle che amo, prima dico che le farò, e poi procrastino fino all’ultimo momento. E nel tempo a disposizione faccio, male, le cose che vorrei fare veramente e che, per un motivo o per un altro, non mi ‘concedo’ consciamente di fare.

A quest’ultima considerazione non ci sono arrivata da sola ma me l’ha suggerita questa frase che trovate nell’immagine sopra, in cui sono incappata un giorno in cui, procrastinando, mi sono letta tutto l’internet.

Ma davvero le cose che facciamo quando procrastiniamo sono quelle che dovremmo veramente fare? Ora, immagino che chi l’abbia formulata si riferisca a quello che facciamo quando siamo abbastanza in forma, quando siamo in regime, come dire, di otium senechiano, e non quando giochiamo a spider o compariamo per ore la composizione chimica delle varie marche di shampoo (ah, perché voi non lo fate?).


E la risposta non la so, nel senso che forse è un po’ così, ma forse procrastinare è, più semplicemente, mancanza di autocontrollo (quest’ultima è la risposta preferita del mio aguzzino interiore ma non ho trovato su Google Images un'immagine altrettanto carina ). Ci penso, perché mi sono faticosamente ritagliata un mese da dedicare a quelle cose che non mi sono concessa, sino ad ora, di fare. Ma forse è inutile, è una maniera sbagliata di concepire il problema.



Se avete delle perle di saggezza da dispensare buttatele pure tra questi porci. Oink.*













*E non dite che non ne sapete niente, perché se state leggendo, qui, in questo momento, è perché STATE PROCASTINANDO. Non fate i vaghi.


10 comments:

Claudio said...

Rispondo da subito alla domanda finale: sì, ho letto mentre procastinavo.

Sulla procastinazione (che sembra il titolo di un trattato dei padri delal chiesa), trovo convincente la spiegazione della foto. Ma poi, pensando a quello che faccio nei momenti ad essa dedicati, mi è venuta in mente un'ulteriore considerazione: quando procastino (anche io, come te, consapevole che poi - pur di non 'bucare' una scadenza - sarò costretto a veglie interminabili), vivo nel migliore dei mondi possibili, sprofondato nella ricerca di spunti di riflessione, leggendo, andando a cercare su Internet Archive qualche edizione ottocentesca... Insomma, mi dedico all'otium, perché è questo quello che voglio fare: la ricerca non dico della verità, ma almeno di un mio nuovo punto di vista (e - parafrasando l'amato Sheldon - se poi coincideranno, sarà una forunata coincidenza). Però, per l'appunto, mi chiedo se questa non sia anche la causa del procastinare: ovvero, la ricerca, in sé, non può avere una data di scadenza; come faccio a sapere che sarà finita il giorno X all'ora Y? Teoricamente, potrò sapere di averla completata solo a posteriori o per esaurimento passerò ad altro. Si tratta dunque di una insofferenza alle scadenze (che in effetti si estende a qualsiasi tipo di termine prefissato, dalla bolletta al latte), che non è atto di ribellione in sé, ma il portato di un modo di sentire e affrontare i problemi.
Purtroppo, però, non è un atteggiamento considerato accettabile al giorno d'oggi, dove invece pare che la frase "affrontare con determinazione le deadlines" sia parte integrante di qualsiasi annuncio di lavoro (che sia prestampato?)... Ma tanto, già sapevamo di essere obsoleti :-)

Flavia said...

Questo preannuncia finalmente il momento in cui seguiremo l'esempio di Epicuro e ci trasferiremo in campagna con un minuscolo orticello, due galline e una capra?

dai!! L'unico problema sarà come pagare il wireless...

LAV / gigionaz said...

Diàvolo! E' un tema, un angolino, uno scorcio di molto interessante!
Io non so se posso parlare di questo spazio che appare così... interstiziale.
Io non procrastino. Solo, mi lascio sempre tutto all'ultimo momento. E' una vita a due velocità. Al 90% vado a 5 all'ora e il restante 10% vado a 150.
Vale?

Claudio said...

I conti non tornano... Fatto 100 il totale delle cose da fare, per protarle a termine nel 10% del tempo che resta dovresti andare a al 570% circa... [accidenti, sto procrastinando di nuovo!]

Flavia said...

Ma che c'è una formula matematica per arrivare al risultato?

e Gigionaz:

Nun ce freghi...quel tempo passato a 5 all'ora è procastinazione. :-)

LAV / gigionaz said...

E sia, dunque. Procrastino. Anche se sembra piuttosto essere coinvolti in una malattia biliare (o giù di lì).
E' comunque una scelta coraggiosa, perchè sai che ai 150/h (o ai 570 che sia) dovrai pur andare.
PS: da approfondire il discorso sul giardino di Epicuro (o di Voltaire) con la banda larga e il wifi.

Flavia said...

Chissà se c'è un provider che accetta di erogarci la banda larga in cambio di uova e formaggio caprino :)

Morgana said...

Oh my God...stavo assolutamente procrastinando! :O

Morgana said...

Oh my God...stavo assolutamente procrastinando! E sono una luminare sull'argomento. In un'ipotetica finale olimpionica, Flavia, avremmo di che guerreggiare per competere per il podio. U___U

Flavia said...

@Morgana:

Bentrovata! Per fortuna le Olimpiadi della procrastinazione non vedranno mai la luce, per ovvi motivi: continuano a dire che le faranno ma poi...

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