Tuesday, 15 May 2012

Quello che non ho (potuto vedere)

 
 
Mi dispiace non avere visto il nuovo programma di Roberto Saviano e Fabio Fazio ieri. In realtà avrei potuto, in streaming, probabilmente potrei pure adesso se il PC non intignasse a dirmi che mi serve un upgrade di Adobe Flash, e poi a ripetermelo anche quando ho fatto detto upgrade.
No a me dispiace di non essere stata lì a vederlo, e non è nemmeno perché nutra chissà che aspettative, magari nemmeno mi sarebbe piaciuto né, al dunque, mi piacerà. Però è uno di quei programmi che per un certo tipo di italiani, e mi sa che io sono tra quelli, è come una messa laica. Lo devi vedere, lo devi giudicare, devi passare il giorno dopo a parlarne nella pausa caffè. Ecco, a me dispiace perdermelo questo rito collettivo e allora ne parlo qui senza saperne niente come è mio costume.
Quando te ne vai (sia detto con la solita protervia di chi pensa di poter parlare per tutti) succede questa cosa strana: puoi anche metterti a seguire l’attualità nel tuo paese d’adozione, inevitabilmente accade, è successo anche a me. Ma il bello è che non te ne frega niente. È interessante, certo, seguire i dibattiti sulla politica, le elezioni, i programmi di approfondimento e non si può certo dire che non ti riguardino in quanto lavoratore, cittadino, talora votante. Però gli scandali, le congiunture particolari, i problemi di cui leggi e ti informi non fanno appello ad una parte profonda di te, quella che si sente responsabile per quello che succede o dovrebbe succedere, non ti fanno sentire chiamato in causa – o a risponderne, a seconda.
Ne parlavo al pub con un mio amico inglese mesi fa e lui, facendomi ridere moltissimo, ribattezzò questa mia condizione come l’effetto Not in my name! (Va pronunciata con un grido alla Braveheart, possibilmente battendosi i pugni sul petto). E le cose stanno proprio così.
Ammetto che per alcuni anni questa sensazione di distacco è stata superbamente riposante, una vacanza non tanto dalla condizione di cittadino, chiamiamolo così, partecipe, ma da quella dell’italiano avvelenato. Sarebbe stata tutta salute se non si fosse presentato il problema di sostenere dieci conversazioni al giorno basate sul seguente canovaccio:

Oh! So you are Italian!’

Yes…’

‘bla-bla-bla-Berlusconi-bla-bla-why do you people keep fucking voting him? Bla-blahhh*



Il fatto è che ora non è così. Il fatto è che, rispetto alle vicende di casa nostra, per la prima volta in quindici anni penso che questo è un periodo interessante, che stiamo vivendo un momento – problematico certo, difficile, quello che vi pare - di particolare fermento, i cui esiti non sono affatto scontati. Sbaglio?






* Vorrei poter dire che con tutta la pratica che ho fatto sono arrivata nel tempo a formulare una risposta efficacissima, spiritosa, che mi qualificasse subito come una di quegli italiani che mai e poi mai… ma non è andata così, di solito scoppiavo a piangere.

3 comments:

stealthisnick said...

Oh! So you are Italian!

Yes! But it's not my fault!

comunque io l'ho visto in streaming e mi ha piuttosto deluso (tranne la parte su Beslan)

Saverio Luzzi said...

Sono convinto che Fabio Fazio sia la persona più colta e intelligente della televisione italiana. Ciò che lui fa è straordinario per tecnica e qualità. C'è molta invidia in chi lo critica (le accuse di buonismo sono poi ridicole). "Quello che (non) ho" merita di essere visto.

stealthisnick said...

la seconda puntata è stata decisamente migliore della prima

LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...