Thursday, 30 August 2012

Once We Were Heroes! The End.





Terza e quarta giornata:


Da qui in poi le mie impressioni si sono fatte un po’ confuse, ho visto così tante cose e sentito parlare così tante persone che rimanere entro uno schema cronologico è impossibile. E poi, detto in tutta franchezza, questo stile di vita mi sta uccidendo, non ci sono portata. Tutto questo andare a letto alle quattro e svegliarsi alle sette, tutti questi vol-au-vent...
Ecco quindi alcune osservazioni conclusive in ordine sparso:


- Nella seconda sessione del mio gruppo di lavoro le eccellenze del giornalismo si sono date obbiettivi concreti, perché il Pulcino Pio mica lo si sconfigge standosene seduti qui a parlarsi addosso, ennò, bisogna recuperare concretezza e fattività. Ci siamo suddivisi quindi in sottogruppi con il seguente compitino facile facile: ideare un prodotto giornalistico di successo da lanciare in due anni. Avevamo un’ora di tempo, che ci vuole? Per fortuna sono capitata in un gruppo di nichilisti inveterati. Nel poco tempo a disposizione abbiamo fatto un trouble-shooting della madonna, abbiamo identificato le difficoltà connesse ad ogni possibile scelta di piattaforma – mantenerci sul cartaceo, concentrarsi sull'online, fare entrambe le cose – alla periodicità, alla distribuzione, alle strategie di finanziamento, ai costi e ai possibili revenue stream. 

C’è anche il problema del target, per chi confezioniamo questo prodotto giornalistico? Vengono fatte rimbalzare diverse ipotesi: gli italiani all’estero, i 14-20enni, i gay. Ci siamo parecchio dilungati nella definizione di questo target e la mia attenzione a quel punto si è un po’ involata. E' possibile che alla fine si sia deciso di rivolgerci ai gay adolescenti residenti all’estero appassionati di trattori, non saprei. 
Comunque, questo lungo studio di fattibilità ci ha portato ad elaborare la seguente conclusione: ‘sto prodotto giornalistico di successo non si può fare, e basta. Dove sono i gelati? 
Ve l’ho detto che ero nel gruppo dei nichilisti. 


- Mentre ero lì sotto il tendone a osservare un po’ tutti mi è venuto fatto di pensare che, in modo non dissimile a quel vecchio adagio secondo il quale le persone e i loro cani si somigliano sempre un po’, mi pare che ogni giornalista assomigli un po’ al proprio giornale. I blogger sono “ggiovani” anche quando non lo sono, il giornalista di Dagospia ha la faccetta mefistofelica proprio come te l’aspetteresti, quello del Fatto è giovane, supercompetente e un po’ preppy, quelli delle grandi testate generaliste hanno tutti una tipica trasandatezza molto engagè.


Ma le eccellenze non sono mica qui solo per seguire e fare interventi, ma manco per niente, qui si stabiliscono contatti, si intessono relazioni sociali, nascono preziose collaborazioni. Chissà quanti rivoluzionari start-up stanno nascendo in questo momento, chissà quali alleanze, progetti, quali mirabili sorti e progressive trovano qui il loro abbrivio. 
A proposito di start-up: essa è stata la parola più pronunciata di tutta la manifestazione...e ora la sto usando anche io, è contagiosa, è infestante. Come si cura? 
Ho la start-up-fatigue.


- Contagiata da questo fermento, sento che anche io devo darmi da fare e diventare imprenditrice di me stessa. Ho in mente quindi di lanciare, sull'onda del grande successo delle precedenti, la Dieta Deadline e la Dieta Dissociata Mentale (tutti marchi registrati, che vi credete) l’ultima nata: La Dieta all’impiedi. Si basa su un meccanismo molto semplice che ho potuto testare su tutti i partecipanti qui a Vedrò e ovviamente su me medesima: tu puoi metterti nel piatto quello che ti pare ma se mangi sempre in piedi comincerai a deperire a vista d’occhio. 

Qui c’è già chi dopo tre giorni si perde i pantaloni.


- Arrivati all’ultima sessione di plenarie, quella del mercoledì mattina comincio a percepire anche nelle eccellenze supereroiche inequivocabili segni di affaticamento, talora di vero e proprio burn-out. C’è chi in coda per entrare improvvisamente si volta e con sguardo allucinato fa “Ma se in realtà fossimo TUTTI MORTI? Tutti morti e non lo sappiamo...E magari il paradiso è questo!” 
Io allora ho sperato che, se di aldilà si trattava, per lo meno questo fosse il purgatorio, un po’ perché si spiegherebbero così il numero di tornanti da salire per arrivarci, un po’ perché spero che in paradiso non ci sia così tanto da faticare.



- E infine, alle ore 14.00 di mercoledì ecco che si riparte col torpedone, le eccellenze si scambiano saluti calorosi, abbracci, tutti ci cerchiamo l’un l’altro su Facebook spippolando freneticamente lo smartphone. E dopo esserci salutati con l’enfasi degli emigranti ottocenteschi al porto...eccoci poi tutti sullo stesso treno Freccia d’Argento Venezia-Roma. Ormai il clima predominate è quello del ritorno dalle gite con la scuola. C’è chi ancora chiacchiera di cose intelligenti, chi fa i cori, chi cazzeggia, chi si mette le cuffie e guarda fuori con aria malinconica, chi per non dover parlare più si finge morto.



E poi basta. Poi, allegri o pensosi, stanchi o giulivi, si va tutti a casa.

The End.

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