Saturday, 18 February 2012

The Woman in Black - Film di paura (ma soprattutto per chi mangia le patatine)


Me ne sto lì seduta al cinema a guardarmi il nuovo film di paura tratto dalla famosa piece teatrale di paura a sua volta tratta dal racconto di paura di Susan Hill. È un congegno più che rodato in cui tutto quello che ti aspetti che accada accade puntualmente e questo è il bello: le assi di legno scricchiolano, si spengono le candele, le porte sbattono quando devono sbattere, le bambole, quelle ottocentesche con gli occhi di vetro e i boccoletti stopposini sono terrificanti per statuto, il cane ringhia e abbaia all’invisibile, Malvagia Presenza e una gran nebbia avvolge la magione.
Ma mi distrae questo pensiero ricorrente, ogni volta che parte la musica in crescendo e Daniel Radcliffe strabuzza gli occhioni e lo sai che la Malvagia Presenza si paleserà in un istante, mi distraggo a pensare a questo bambino che è seduto davanti a me, il quale mi ha rovinato i primi venti minuti di film cincischiando il suo sacchetto di patatine e facendo il diavolo a quattro. E se adesso, ora che il film è riuscito a catturare finalmente la sua attenzione ed è fermo impietrito a fissare lo schermo, ora che ha abbassato la guardia, proprio adesso che Daniel Radcliffe si china a guardare nel buco della serratura per cui lo sai, lo sai che sta per succedere qualcosa di brutto…se adesso, al buio, proprio al momento giusto e non un secondo prima, infilassi il braccio nell’interstizio tra i sedili e, silenziosa come un ninja, lasciassi cadere una manina gelida sulla spalla del bambino?

La tentazione è insopprimibile...

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