Thursday, 19 April 2012

In una parola: Outsourcing





Cari e Care,
Noi ancora non ci conosciamo ma se siete lettori abituali di questo blog o amici della mia assistita avrete forse sentito parlare di me, benché sia stato citato in termini davvero poco lusinghieri: sono, in sostanza, colui al quale ella si riferisce sovente con l’appellativo ‘il mio Aguzzino Interiore’.

Inutile dire che avrei preferito una presentazione migliore e più accurata, non so, ‘Coscienza’, ‘Senso del Dovere’, ‘Responsabilità’. Così siamo incoraggiati a pensare al nostro ruolo nei corsi di formazione e aggiornamento professionale che noi operatori del settore siamo chiamati a svolgere per migliorare le nostre prestazioni e affrontare le sfide sempre nuove rappresentate dall’ inconscio nell’epoca della postmodernità.

Come certamente saprete, oggigiorno l’idea che ciascun individuo debba operare un controllo verticista e centralizzato su tutte le sue funzioni psico-emotive è un modello superato, costoso, inevitabilmente viziato da sprechi e inefficienze. Adesso le amministrazioni psichiche virtuose scelgono di attingere al grande bacino di competenze e professionalità offerte dal libero mercato, in una parola: Outsourcing. Immagino che molti di voi abbiano già optato per questa forma più agile e competitiva di gestione, ma per chi ancora fosse rimasto al vecchio sistema, posso lasciarvi una brochure? No?

Come volete, fatto sta che la mia assistita – un caso non semplice, anche questo è inutile che ve lo dica – nonostante si abbia vinto regolare bando di concorso e spetti quindi a noi l’ultima parola in ambito decisionale, si ostina a mantenere nei nostri confronti un atteggiamento ostile e poco collaborativo. Per questo mi ha ribattezzato Aguzzino e, siccome le strutture neuronali entro le quali esercitiamo hanno il potere di configurare il nostro aspetto fisico secondo il modello preferito dai nostri clienti, mi ha regalato le fattezze di Erich Von Stroheim, ai tempi in cui era si era specializzato nel ruolo dell'ufficiale tedesco del Reich. La mia assistita non ha mai superato un distruttivo ribellismo di stampo adolescenziale, ne converrete anche voi, e questo è uno dei tanti modi in cui lo sfoga.

Ma arriviamo finalmente al dunque. Avrete forse notato come la mia assistita stia tralasciando di aggiornare con regolarità cotesto blog e tale incuria è solo l’ennesima manifestazione della sua proverbiale mancanza di organizzazione e delle tendenze procastinatorie di cui sapete. Per cui, dopo un breve colloquio con i miei colleghi Velleitarietà ed Esibizionismo, abbiamo concluso che era il caso che uno di noi subentrasse per dire due parole. La scelta è ricaduta su di me, naturalmente. Non per vantarmi ma il mio stile comunicativo è molto più professionale e task-oriented del loro, e in passato mi ha guadagnato, se posso dirlo, anche qualche riconoscimento tra gli addetti ai lavori.
L’esercente di questo blog, con la sventatezza che le è propria, si sta spendendo (male, secondo gli ultimi monitoraggi da me effettuati ma l’ultima volta che ho provato a farglielo notare mi sono ritrovato ammanettato al termosifone del bagno) in troppe direzioni. Noi qui lo imputiamo ad un’euforia post-dottorato che davvero non ha motivo di sussistere; fatto sta che la mia assistita sta veramente perdendo il controllo: accetta qualsiasi lavoro di traduzione anche laddove sa bene di non essere sufficientemente qualificata, si intestardisce a scrivere un romanzo (non vi dico con che risultati), senza contare gli impegni accademici che si è assunta, ai quali non sta concedendo la necessaria attenzione.
Spronata dai miei colleghi di cui sopra, ella ha più volte intrapreso la stesura di diversi post ma poi, anche a causa di figure manageriali passatiste che purtroppo ancora infestano i gangli vitali dell’amministrazione – statali della vecchia scuola quali Distrazione, Incostanza e Voglia di Prosecco, per dirne solo alcuni – li ha regolarmente lasciati lì senza finirli.

Questi disservizi mi rattristano, non ultimo perché essi sollevano domande sulla bontà del mio operato, oltre che del suo. Mi amareggia pensare a come, dopo tanti anni di lavoro, io e la mia assistita non siamo mai arrivati ad instaurare un rapporto di mutua fiducia. Mi amareggia e mi porta a guardare con apprensione alla performance-review annuale che mi aspetta di qui a pochi mesi.
Ecco, è tutto. Grazie della cortese attenzione. Ovviamente, io e i miei colleghi con amorevole maieutica stiamo facendo il possibile per tornare tutti insieme ad un’atmosfera di più armoniosa e fattiva cooperazione. Guardiamo con entusiasmo al ritorno su questi schermi della nostra assistita.

In fede

Aguzzino Interiore 

LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...