Friday, 22 June 2012

Tredici Autismi - Esercizio di speleologia ombelicale #2



1.      Avere un numero, ridottosi progressivamente negli anni ad una rosa selezionatissima, di distributori di benzina preferiti. Intignarmi poi ad allungare il tragitto da compiere pur di fermarmi solo ad uno dei suddetti benzinai invece che un qualsiasi altro che troverei sul percorso;
2.      La domenica, la notte e durante le feste comandate, vagare per la città cercando un self-service in cui ci sia un omino che mette benzina al posto tuo in cambio della mancia. Ai passeggeri esasperati che mi chiedono perché, arrivando persino a dirmi “scendo e te la metto io sta cazzo di benzina”, rispondere con tono stizzito e pedante che è una questione di principio: se la benzina al self-service costa uguale, perché devo scendere e mettermela da sola? Sentirmi poi dire “ma se poi devi dare la mancia all’omino, paghi lo stesso di più”. E allora spiegare, come parlassi a uno scemo, che l’omino in questione, che staziona là magari tutta la notte o la domenica mettendo benzina alla gente sta svolgendo un servizio di una tale utilità sociale, per giunta in orario festivo, che costui andrebbe pagato a peso d’oro, che non vi è mancia meglio spesa e che tutto sommato neanche mancia andrebbe chiamata, ma congruo emolumento;
3.      Rifiutarmi di entrare in un qualsiasi bar, ristorante, locale notturno o negozio il cui interno non sia ampiamente visibile da fuori, dalla strada;
4.      Voler andare dal parrucchiere solo di lunedì, quando sono tutti chiusi. Rimanere quindi nei secoli fedele ad uno in particolare, non perché meno caro, o più bravo o simpatico. Ma solo perché è aperto di lunedì;
5.      Aver irritato per anni gli amici compiendo il seguente gesto: invece che tirare il pacchetto delle sigarette fuori dalla borsa poi prenderne una e accendermela, infilare una mano in borsa, trovare a tastoni il pacchetto e aprirlo, sempre tastoni trovare la sigaretta e tirare fuori solo quella;
6.      Averli irritati ancora di più rubando loro tutti gli accendini;
7.      Avere talmente in odio il parlare al telefono con estranei da essere capace di ricorrere ad ogni espediente per non telefonare. Vi sono questioni lavorative, burocratiche o amministrative risoltesi solo dopo scambi di e-mail durati giorni, laddove una sola telefonata sarebbe bastata;
8.      Possedere tra i tanti quasi uguali, un cucchiaio che per motivi inspiegabili non mi piace. E pensare che in cinque anni non l’ho mai usato, nemmeno quando gli altri erano sporchi, nemmeno per cucinare. Pensare che potrei pure buttarlo questo cucchiaio se mi disturba tanto visto ci sono tutti gli altri. Non riuscirci;
9.      Se mi sono persa, fare di tutto per non fermarmi a chiedere in indicazioni;
10. Prendere la pizza bianca dal fornaio e mangiarla pucciata nel latte. Anche nel caffellatte va bene;
11. Comprare la banane anche se c’è una finestra di massimo due ore in cui la ritengo commestibile. Prima non va bene perché allappa, dopo non va bene perché sa di gas. Nessuno sembra capire esattamente che intendo io per “sa di gas” riferito alle banane troppo mature. Ma in famiglia ci sono talmente abituati che le esalazioni, forse immaginarie, del frutto sono comunemente note col nome di “gas banano”;
12. Irritare tutti chiedendo, ogni volta che qualcuno comincia a rievocare un episodio accaduto tempo prima nella certezza che io ricordi di cosa si sta parlando: “Ma io c’ero??”
13. Non riuscire a impedirmi di fare quella cosa odiosissima: a chi mi chiede “lo vuoi questo ...” [inserisci a piacere: gelato/bibita/cornetto/yogurt/etc.] rispondere “mmmh...un sorsino/pezzettino del tuo”. E di questo, sinceramente, mi scuso.

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