Thursday, 9 August 2012

I ate my willpower








- Tu guarda, sul Guardian c'è un altro articolo sulla forza di volontà...è il terzo in due mesi. Ma che è sta storia?

- Pfff...mi stupisco che tu te li sia letti dal momento che le mie esortazioni a riguardo restano regolarmente lettera morta

- Che c’entra, tu sei il mio aguzzino interiore. Ignorare i tuoi moniti savonaroliani e le tue recriminazioni mi mette di buon umore, specie quelli in cui cerchi di convincermi che il prosecco è l'urina del maligno

- Ah certo, raccontati pure che le cose le fai per non dare soddisfazione a me. Non mi trascinerai nel magma dei tuoi sofismi auto-assolutori, che ti credi. Di che parla l’articolo? Devo conservarlo per i miei archivi?

- Vorrei proprio vederli questi tuoi archivi un giorno o l’altro, devono essere come la biblioteca di una beghina vittoriana. Comunque, l’articolo è la solita roba, parla di nuovo dell’esperimento dei Marshmallows, ne hai sentito parlare?

- Lo Stanford Marshmallow Experiment? Ma certo! È un seminale studio di psicologia comportamentale, una pietra miliare, c’ho anche scritto una tesina per il mio corso di formazione.....

- Tu mi fai paura. E poi potresti non dire “seminale”? A parte che fa veramente senso e poi oggigiorno usarlo fa tanto “lo spettro del patriarcato si aggira per l’Accademia”, è un po’ antiquato.

- Che devo dire, “germinale”? Quanto siete pesanti voi suffragette dei gender studies. Comunque l’esperimento, nella sua squisita semplicità ha fatto scuola: ad un gruppo di bambini tra i 4 e i 6 anni è stato dato un marshmallow ciascuno, con la promessa che se avessero resistito quindici minuti senza mangiarlo ne avrebbero ricevuti due. Poi, gli studiosi hanno osservato quanto tempo ciascun bambino è stato capace di resistere senza mangiarsi il marshmallow. 

- Ma tu lo capisci che un esperimento del genere è già viziato in partenza?

- Eh?

- Ma si! I marshmallow sono una cosa schifosa. Provate a farlo con la nutella st’esperimento e poi mi fate risapere

- Simpatica. Ma ti sfugge come questo esperimento abbia poi permesso tutta una serie di osservazioni successive. I bambini che hanno partecipato alla prova sono stati poi ricontattati a distanza di anni, per valutarne i comportamenti e i successi ottenuti nella vita adulta.

- Oddio, fammi indovinare...quelli che hanno mangiato il marshmallow subito sono diventati tutti obesi, fumano crack e vivono con la mamma?

- Be’, diciamo solo che la loro performance scolastica è stata meno brillante dei loro compagni e che, in generale, nella vita e nel lavoro se la sono cavata meno bene.

- Dico, ma tu lo capisci che un bambino potrebbe avere, al di là dell’incapacità di contenersi, altri motivi per mangiarsi il marshmallow subito?

- Tipo?

- Ma che ne so, per esempio il bambino potrebbe essersi fatto un rapido calcolo del rapporto costi/benefici e aver concluso che non c’è da fidarsi di una manica di stanfordiani in camice bianco e, nel dubbio, meglio mangiarsi il marshmallow che ti hanno dato. Se a te ti contattasse uno sconosciuto dicendoti che se gli dai cinque euro lui domani te ne manda dieci, tu che fai glieli dai?

- È proprio un ragionamento da italiana media, il tuo.

- E poi, se il bambino avesse semplicemente avvertito che in realtà aveva voglia di un solo marshmallow e che non aveva senso aspettare il secondo? 

- Ti stai arrampicando sugli specchi. E questo è solo perché sai benissimo che se lo avessero fatto a te da bambina questo esperimento, tu, non solo ti saresti mangiata il tuo marshmallow ma avresti rubato tutti quelli dei tuoi amichetti

- E invece sei male informato. A me i marshmallow non mi sono mai piaciuti, nemmeno da piccola, per cui avrei facilmente resistito. Tutt’al più me li sarei tenuti entrambi e avrei cercato di barattarli poi con un tegolino del Mulino Bianco

- Sempre a perorare la causa della pecora nera tu, eh? Stai perdendo di vista come al solito il punto della questione: i bambini che non riuscivano a resistere alla gratificazione istantanea del marshmallow sono cresciuti con più problemi, sono degli under-achievers, delle foglie al vento. Lo vuoi capire che la forza di volontà è importante?

- Ma lo sai che in fondo sei imbevuto di etica protestante pure tu? Quasi quasi da oggi smetto di darti le fattezze di Erich Von Stroheim e ti conferisco quelle di Oliver Cromwell

- Sarebbe a dire?

- Sarebbe a dire che non mi stupisce affatto che questo studio sia celeberrimo in area anglo-americana. Se c’è una cosa che agli WASP li fa proprio eccitare, è trovare un modo politicamente corretto (e corredato da dati scientifici) per dire che se sei drogato, povero, ciccione e disoccupato è tutta colpa tua. Godono come dei pazzi. E ci godi pure tu.

- Embe’ scusami sai se, dal momento che mi tocca lavorare con un tale colabrodo dell’intenzione, colgo l'occasione per farti presente alcune scomode verità

- Ti farò una semplice domanda, anzi due: tu, immagino, spiegherai molte delle difficoltà che la gente incontra quando cerca di aderire ad una propria personale disciplina come mancanza di autocontrollo giusto? Pensi che non riuscire a fare la Dukan, smettere di fumare o di bere, di fare le corna o procrastinare siano in sostanza questione di forza di volontà, vero?

- Non vedo dove tu voglia andare a par...

- Però, se estremizzassimo questo concetto, se dicessimo che, in generale, l’obesità, le dipendenze, i divorzi e l’insuccesso personale dipendono tutti dalla mancanza di forza volontà degli individui, tu saresti d’accordo?

- Be’...

- Be’ sei una carogna, scusa. Vuoi farmi vedere il tuo programma di tagli al welfare?

- No semmai sei tu che usi queste vetero-teorie del giustificazionismo di sinistra per negare l’importanza della disciplina, dell’impegno e del lavorare duro, così puoi tornare sul divano a finire di guardare la quinta serie di Mad Men

- Ma ti senti come parli? Ora cosa dirai, spezzeremo le reni alla Francia?

- Ah no, non mi freghi. Guarda che la forza di volontà è una disciplina che tutti possono imparare, L’eminente psicologo sociale Roy F Baumeister parla chiaro nel suo illuminante testo: la forza di volontà è come un muscolo, se lo eserciti nel modo giusto e con regolarità, essa si rafforza...

- Quindi se faccio piccoli esercizi quotidiani di mortificazione del desiderio, fama e successo un giorno saranno miei? O almeno un posto in paradiso...E allora perché a quei poveri ragazzini non gli hanno insegnato a “esercitare il muscolo” come dici te? Invece di starli a guardare per trent’anni mentre scendevano la china dell’autodistruzione. Ma saranno mica un po’ stronzi questi di Stanford?

- ...mmmh...Qualche sacrificio in nome della scienza va fatto...

- Ricominciamo con i discorsi da dottor Mengele?? Vammi a prendere altre patatine piuttosto, che so’ finite

- Ma per chi mi hai preso, per la serva? Se ti vuoi rovinare l’appetito prima di cena con quella roba unta come minimo te la vai a prendere da sola. Poi, ti devo ricordare che sono un aguzzino interiore?

- Embeh?

- Embeh, in quanto interiore non posso andare IO nell’esteriorità della tua cucina a prendere le patatine – anch’esse esteriori - di modo che tu le possa interiorizzare per bocca

- Ah già...Sai che per una volta hai fatto una battuta quasi decente?

- Vaffanculo



Sunday, 5 August 2012

A margine di una vacanza




#1
Sta succedendo qualcosa, qualcosa di strano, tra me e le chiavi. Tutti i tipi di chiave, della macchina, di casa, della bicicletta.
Non è che le perdo e basta, non è che chiudo lasciandole dentro e basta. Questo sarebbe normale (intendo normale per me). La cosa inquietante è che adesso, una volta rientrata, ho cominciato a togliere le chiavi dalle serrature laddove è uso comune lasciarcele e poi, sovrappensiero, le metto da qualche parte dove non c’entrano niente. Posti assurdi come il beautycase (non è la parola più stronza del mondo beautycase? Non ne abbiamo un’altra meno pretenziosa per indicare quella borsa dove metti lo shampoo e lo spazzolino?) o la valigia. Sovrappensiero le nascondo. Siccome sono sovrappensiero quando le nascondo devo dedurre che le sto nascondendo a me stessa?
“Se lo dicessi a uno psicanalista sai quanto ci ricamerebbe su ‘sta storia?” Si meraviglia l’amico C quando glielo racconto.
“Motivo in più per non dirglielo” penso io.



# 2
La bicicletta quando la fai camminare fa questo rumorino fastidioso, di catena che sbatacchia. Potrei sostituirla con una qualsiasi delle cinque sei biciclette a disposizione ma non cambierebbe di molto le cose, ciascuna ha il suo difetto acquisito, un freno loffio, un cigolio, un parafango storto. Dall’alba dei tempi, il parco bici della Maison Gasperetti ha avuto questa particolarità: le uniche bici che sei autorizzato ad usare sono quelle scassate. Ogni tanto la più scassata viene sostituita, generalmente a settembre, con una bella bici rimediata a poco prezzo dal noleggio qui vicino. Questa bici nuova è però, appunto, troppo nuova ed è quindi proibito usarla. “ Perché poi te la rùbino”  era la spiegazione di Nonno. Allora la bici nuova viene tenuta per un paio d’anni in cortile finché non è arrugginita e scassata al pari delle altre. E finalmente è pronta.



# 3
Ho scoperto che Nonna, in ambito artistico, è una cultrice del bello e del sublime e ha in sprezzo qualsiasi deroga ai canoni della più squisita classicità. Ciò è emerso chiaramente a pranzo mentre parlavamo della scultura di Fernando Botero, le cui opere sono esposte qui vicino, a Pietrasanta.
Nonna: Io non capisco perché bisogna esporre ‘ste figure orrende, obese...queste donne nude tutte sfatte. A te ti piacciono?
Io: ...
Nonna: Hai visto che a Querceta c’è questa bella scultura, un uomo, si, nudo, però con questo fisico perfetto, come un eroe o un dio greco...ecco, non è più bella una scultura così?
Io: Si, per carità...Però queste raffigurazioni di nudità eroica, idealizzata... certo sono belle, ma non credi che vada celebrato anche il corpo umano com’è realmente? [E qui mi lancio, per amor di contraddittorio in una filippica in stile Philippe Daverio, non ci credo nemmeno io alle minchiate che sto dicendo] insomma, non pensi che il corpo umano, magari segnato dal lavoro e dalle fatiche quotidiane, dall’età, dalla gravidanza, semplicemente dalla vita [si noti il crescendo d’enfasi, sono lanciatissima] non vada anch’esso rappresentato, mostrato, che l’artista possa così farcene intravedere e apprezzare l’autentica bellezza?
Nonna: NO!



#4

In realtà la scultura più bella della Versilia non sta né a Pietrasanta né a Querceta, non è esposta in nessuna piazza o galleria. È in uno dei tanti laboratori di marmo della zona, di quelli specializzati in decorazioni da giardino e paccottiglia varia, e la puoi vedere ogni volta che da Forte dei Marmi prendi la via di scorrimento andando verso l’autostrada. Circondato dalla solita folla di Veneri per le quali Milo è solo un lontano ricordo e vari obelischi nani se ne sta, incongruo e meraviglioso, un gigantesco rinoceronte di pietra grigia. Un rinoceronte bellissimo che sembra disegnato da Albrecht Dürer. Ogni anno lo vedo e mi chiedo a chi sia venuto in mente di fare un rinoceronte così, a chi speravano di venderlo.  Ogni anno quando arrivo prendo la via di scorrimento con un po’ d’apprensione, ho paura che magari un oligarca russo più ubriaco degli altri l’abbia visto e se lo sia comprato, ho paura di non vederlo più. Ogni anno lo trovo ancora lì, in tutta la sua esaltante e mastodontica assurdità, e sono felice.




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