Saturday, 1 September 2012

Satellite of Love - Un post fatto di inutili distinguo*






- Non ti sembra che le persone facciano troppi inutili distinguo?

- Inutili dici? Ma chi?

- Dai, quelli che devono sempre dirti che gli piace la montagna e non il mare, i cani ma non i gatti. Quelli che dicono che mangiano tutto...tranne gli alimenti col glutine, col glutammato monosodico, tranne le frattaglie, il pesce, gli insaccati. Quelli che dicono che mangiano di tutto ma solo se cotto al vapore per dodici ore su un letto di germogli alfa-alfa. Ecco, quelli. 

- Ma che gente frequenti?? Però, insomma, ciascun particolare distinguo appare sempre inutile a chi non si sognerebbe mai di farlo, mentre a colui che lo fa, per il solo fatto che gli viene di farlo, esso appare un dirimente imprescindibile.

- Ecco, ne hai appena fatto uno. E adoperando una circonlocuzione più ermetica del solito, lasciati dire.

- Cos’è che ho fatto?

- Un distinguo. Cioè hai appena distinto tra come appare il distinguo a chi lo fa e a chi non l’ha mai fatto prima.

- Allora lo vedi che non se ne esce? E poi parli te...già il fatto che tu abbia operato un distinguo tra coloro che fanno i distinguo (che non ti piacciono) e coloro che non li fanno...è un distinguo. Sei parte in causa, ammettilo.

- Aaah! Sono complice del sistema!

- E poi nella vita i distinguo vanno fatti. O meglio, non pensi che le persone che fanno i distinguo sono socialmente meno pericolose di quelle che non li fanno, quelli che per non scegliere mai vivono in un perenne disordine, in una deriva post-moderna e cultural-relativista in cui tutto si equivale, una cosa vale l’altra?

- Non so dove stai andando a parare ma ho il sospetto che non mi piacerà. Però mi permetto di dire che la pericolosità sociale dei fanatici dei distinguo ha portato a svariate guerre e a qualche pulizia etnica.

- Si, ma mi fai dei casi limite, vogliamo parlare del caos esistenziale che i propugnatori dell’indistinto portano con sé ovunque vadano? 

- Mi sa che non stiamo più parlando del tramonto dei grandi universalismi ideologici, vero?

- No, l’epoca gloriosa del distinguo ideologico è bell’e finita, lo sai anche te. Ma il virus dell’in-distinzione dall’universale passa facilmente al particolare, attacca le cellule, dallo spazio pubblico passa al privato. Ecco, nella vita privata, nel quotidiano, ci sono persone che sanno fare tanti utili distinguo tra i loro affetti. Amori, amorazzi, amicizie, amori che sono finiti e quelli che no, storie giuste e storie sbagliate. Persone che sanno discernere, e il loro amore passa da una persona all’altra, con ordine, in perfetta sequenza, come un battello tra le chiuse di un canale. 

- Ci sono queste persone o c’erano e ora non ci sono più?

- Ci sono ma sono sempre più in minoranza, soppiantati da quelli che la disciplina del distinguo non l’hanno mai imparata bene e allora, conservano, accumulano, non recidono mai i legami. E tutti questi affetti passati e presenti rimangono lì a volteggiare, come i satelliti artificiali che rimangono intrappolati nell'orbita terrestre. 

- Stai equiparando le relazioni sentimentali alla space-junk?

- E perché no? È inquinamento pure quello. E pensa a quanti problemi crea, pensa a tutte le volte che questi satelliti entrano in collisione tra loro danneggiandone magari alcuni perfettamente funzionanti. Pensa all'inevitabile frammentazione che crea a sua volta altri detriti e rinnova il rischio di ulteriori collisioni. 

- Si chiama Sindrome di Kessler. E tu la devi smettere di passare il tempo chiuso in camera tua a leggere Wikipedia.

- Non posso, non riesco ad uscire di casa per la paura che un detrito spaziale mi caschi in testa.







* A Dro, si parlava anche di questo affascinante progetto qua e siccome nel frattempo non riuscivo a togliermi dalla testa la canzone di Lou Reed ho pensato di esorcizzare il tutto scrivendo una gran minchiata. Però vi ho messo il link, così almeno vi sentite una bella canzone.

Thursday, 30 August 2012

Once We Were Heroes! The End.





Terza e quarta giornata:


Da qui in poi le mie impressioni si sono fatte un po’ confuse, ho visto così tante cose e sentito parlare così tante persone che rimanere entro uno schema cronologico è impossibile. E poi, detto in tutta franchezza, questo stile di vita mi sta uccidendo, non ci sono portata. Tutto questo andare a letto alle quattro e svegliarsi alle sette, tutti questi vol-au-vent...
Ecco quindi alcune osservazioni conclusive in ordine sparso:


- Nella seconda sessione del mio gruppo di lavoro le eccellenze del giornalismo si sono date obbiettivi concreti, perché il Pulcino Pio mica lo si sconfigge standosene seduti qui a parlarsi addosso, ennò, bisogna recuperare concretezza e fattività. Ci siamo suddivisi quindi in sottogruppi con il seguente compitino facile facile: ideare un prodotto giornalistico di successo da lanciare in due anni. Avevamo un’ora di tempo, che ci vuole? Per fortuna sono capitata in un gruppo di nichilisti inveterati. Nel poco tempo a disposizione abbiamo fatto un trouble-shooting della madonna, abbiamo identificato le difficoltà connesse ad ogni possibile scelta di piattaforma – mantenerci sul cartaceo, concentrarsi sull'online, fare entrambe le cose – alla periodicità, alla distribuzione, alle strategie di finanziamento, ai costi e ai possibili revenue stream. 

C’è anche il problema del target, per chi confezioniamo questo prodotto giornalistico? Vengono fatte rimbalzare diverse ipotesi: gli italiani all’estero, i 14-20enni, i gay. Ci siamo parecchio dilungati nella definizione di questo target e la mia attenzione a quel punto si è un po’ involata. E' possibile che alla fine si sia deciso di rivolgerci ai gay adolescenti residenti all’estero appassionati di trattori, non saprei. 
Comunque, questo lungo studio di fattibilità ci ha portato ad elaborare la seguente conclusione: ‘sto prodotto giornalistico di successo non si può fare, e basta. Dove sono i gelati? 
Ve l’ho detto che ero nel gruppo dei nichilisti. 


- Mentre ero lì sotto il tendone a osservare un po’ tutti mi è venuto fatto di pensare che, in modo non dissimile a quel vecchio adagio secondo il quale le persone e i loro cani si somigliano sempre un po’, mi pare che ogni giornalista assomigli un po’ al proprio giornale. I blogger sono “ggiovani” anche quando non lo sono, il giornalista di Dagospia ha la faccetta mefistofelica proprio come te l’aspetteresti, quello del Fatto è giovane, supercompetente e un po’ preppy, quelli delle grandi testate generaliste hanno tutti una tipica trasandatezza molto engagè.


Ma le eccellenze non sono mica qui solo per seguire e fare interventi, ma manco per niente, qui si stabiliscono contatti, si intessono relazioni sociali, nascono preziose collaborazioni. Chissà quanti rivoluzionari start-up stanno nascendo in questo momento, chissà quali alleanze, progetti, quali mirabili sorti e progressive trovano qui il loro abbrivio. 
A proposito di start-up: essa è stata la parola più pronunciata di tutta la manifestazione...e ora la sto usando anche io, è contagiosa, è infestante. Come si cura? 
Ho la start-up-fatigue.


- Contagiata da questo fermento, sento che anche io devo darmi da fare e diventare imprenditrice di me stessa. Ho in mente quindi di lanciare, sull'onda del grande successo delle precedenti, la Dieta Deadline e la Dieta Dissociata Mentale (tutti marchi registrati, che vi credete) l’ultima nata: La Dieta all’impiedi. Si basa su un meccanismo molto semplice che ho potuto testare su tutti i partecipanti qui a Vedrò e ovviamente su me medesima: tu puoi metterti nel piatto quello che ti pare ma se mangi sempre in piedi comincerai a deperire a vista d’occhio. 

Qui c’è già chi dopo tre giorni si perde i pantaloni.


- Arrivati all’ultima sessione di plenarie, quella del mercoledì mattina comincio a percepire anche nelle eccellenze supereroiche inequivocabili segni di affaticamento, talora di vero e proprio burn-out. C’è chi in coda per entrare improvvisamente si volta e con sguardo allucinato fa “Ma se in realtà fossimo TUTTI MORTI? Tutti morti e non lo sappiamo...E magari il paradiso è questo!” 
Io allora ho sperato che, se di aldilà si trattava, per lo meno questo fosse il purgatorio, un po’ perché si spiegherebbero così il numero di tornanti da salire per arrivarci, un po’ perché spero che in paradiso non ci sia così tanto da faticare.



- E infine, alle ore 14.00 di mercoledì ecco che si riparte col torpedone, le eccellenze si scambiano saluti calorosi, abbracci, tutti ci cerchiamo l’un l’altro su Facebook spippolando freneticamente lo smartphone. E dopo esserci salutati con l’enfasi degli emigranti ottocenteschi al porto...eccoci poi tutti sullo stesso treno Freccia d’Argento Venezia-Roma. Ormai il clima predominate è quello del ritorno dalle gite con la scuola. C’è chi ancora chiacchiera di cose intelligenti, chi fa i cori, chi cazzeggia, chi si mette le cuffie e guarda fuori con aria malinconica, chi per non dover parlare più si finge morto.



E poi basta. Poi, allegri o pensosi, stanchi o giulivi, si va tutti a casa.

The End.

Tuesday, 28 August 2012

We can be heroes! - seconda giornata




Lunedì 27



Ore 8.40

Io e le eccellenze siamo già pronti, svegli e scattanti come furetti in attesa del servizio pullman che ci porterà alla centrale di Fies, un’architettura meravigliosa incastonata tra i monti, metà fortezza metà centrale idroelettrica (si, suona assurdo detto così, e invece è bellissima).
E finalmente eccoci tutti qua, dopo l’irrinunciabile caffè, iniziano le sessioni plenarie della mattina. “Quest’anno la partecipazione è triplicata rispetto alle passate edizioni” dicono i tanti affezionati a noi neofiti. E non stento a crederci, la sala è gremita.



Ore 9:30 

Andrea Camilleri ci ha scritto una lettera, che gentile, ce la legge Vinicio Marchioni. Dobbiamo lavorare sul nostro cervello come un atleta lavora per correre i 100 metri, ci esorta Camilleri, e dobbiamo rompere le scatole, non demordere mai. E allora mi viene fatto di pensare a questa cosa dell'allenare il cervello. Fare i rebus della Settimana Enigmistica vale? E posso giustificare un intero pomeriggio passato a guardare la nuova stagione di Mad Men come una intensa sessione di allenamento cerebrale?

A seguire, il presidente della Marvel ci offre uno speech motivazionale all’insegna del “i supereroi sono in fondo persone ordinarie come noi”. Perché d’altronde, argomenta Simon Philips, i supereroi Marvel il loro successo lo devono tutto al lavorare duro, al coltivare il proprio talento, all’autocontrollo e la determinazione. Certo, tutte queste cose o, in alternativa, una natura semi-divina, l’esposizione accidentale ai raggi gamma o un padre inventore-mercante d’armi-miliardario.

Ecco, da qui in poi i miei ricordi si fanno un po’ confusi perché cercavo di seguire gli interventi e scrivere il post di ieri nello stesso momento e io per il multitasking non sono affatto portata.
Ricordo che è tornato Enrico Letta e che oggi si è tolto la cacciatorina (di questo rendiamo grazie) e che qualcuno ha detto di essere marxista ma non per Karl ma bensì per Groucho, solo che non ricordo se l’ha detto il direttore generale dell’Enel Fulvio Conti oppure Mr Telecom Franco Bernabè.

Per finire Lorenzo Turicchia del MIT ci ha indicato una strada decisamente più percorribile e affascinante per acquisire quei superpoteri di cui parlava il Presidente della Marvel: dotarci degli ultimi ritrovati della bionica d’avanguardia: super-orecchie, super-occhi, arti bionici. Tutto questo si può fare! O si potrà fare molto presto, e non servono nemmeno i raggi gamma.


Ore 14.30

Si è pranzato, si è fatto febbrile networking, si sono presi altri mille caffè. Comincia la prima sessione dei gruppi di lavoro e il mio, intitolato “Vecchi e Nuovi giornalismi” è molto partecipato. Siamo sotto ad un tendone e tracimiamo da ogni lato. Mi metto in paziente e umile ascolto, qui c’è gente seria, che sa quello che dice, prendo pure appunti.
Sono rimbalzati sul tavolo tanti temi cruciali per il futuro dell’informazione italiana, la questione dell’affidabilità di chi scrive per esempio, tanto nelle vecchie testate che nei New Media. Qualcuno fa autocritica: Aò! Questo mese ne abbiamo fatti morire già due, pure Enrico Ruggeri a Ferragosto...l’anno scorso abbiamo fatto morire Panariello!! 

Chi oggigiorno è ancora disposto a pagare per una notizia? E’ un altro tema su cui le eccellenze del giornalismo italiano si scervellano. Da un lato all’altro del tendone rimbalza lo stesso grido disperato: isoldiisoldiisoldi...chi ce li dà mo i soldi? come facciamo? Dove li troviamo?

Quasi più dei soldi, c’è un’altra cosa che preoccupa molto i partecipanti del gruppo di lavoro: il Pulcino Pio. 
il Pulcino Pio è assurto a simbolo, per molti, a incarnazione di tutti i mali che minacciano questa nostra società allo sbando mentre altri si domandano se non possa essere invece l’uomo, ahem, il volatile della provvidenza. Fosse che per traghettare il vecchio giornalismo in queste acque tempestose, sia necessario avvalersi di gimmick caga-soldi quali il Pulcino Pio? Ho il sospetto che alcuni di noi qui siano passati al lato oscuro della forza, in verità.


Ore 20:00

Io a questo punto sono bollita, quasi me ne andrei a dormire, ma qui l’eccellenza non riposa, anzi! Si balla fino a notte fonda si canta al karaoke, ovviamente si mangia e si beve. Un unico problema turba la serenità dei convenuti: la cena con buffet è squisita, ma la solita scarsità di sedie e superfici orizzontali che caratterizza le cene in piedi costringe tanti a brucare sgraziatamente i propri piatti e a calpestarsi l’un l’altro per raggiungere la porchetta.
Io ormai ho un’unica preoccupazione: ma come facciamo a svegliarci all’alba pure domani e ricominciare tutto da capo? Le eccellenze italiane sono fatte di un’altra pasta, non c’è niente da fare, forse sono davvero tutti supereroi.

Monday, 27 August 2012

Can we be heroes?





Indispensabile cappello introduttivo: vi ricordate del premio blog.notes, quello che portò l'esercente di questo blog a rendersi ridicola a Ischia? Ebbene, la think-net Vedrò, una delle realtà che ha organizzato il premio mi ha invitata alla loro annuale tre giorni di eventi a Dro, in Trentino, per darmi l'opportunità di rendermi ridicola anche qui. Vedi un po' a fare del bene...

Insomma, per farla breve, sono qui all'ottava edizione di Vedrò intitolata We Can be Heroes! che ha un programma fittissimo di interventi e dibattiti a coprire più o meno l'intero scibile umano, e partecipo ad un gruppo di lavoro intitolato "Vecchi e nuovi giornalismi". Questo perchè l'aver vinto il premio, che per pura combinazione era un premio giornalistico, ha creato questo equivoco fondamentale, ovvero che io sappia qualcosa sull'argomento. A chiunque legga questo blog l'errore apparirà lapalissiano...ma, vedete, qui per fortuna non mi conosce nessuno.

Per cui eccovi un resoconto nemmeno troppo dettagliato dei lavori in corso, che aggiornerò via via. Si, per queste cose servirebbe Twitter ma io non ho ancora imparato ad usarlo, per cui le mie minchiate le scrivo qui in tempo rigorosamente non reale ma anzi parecchio in differita.


Domenica 26

Ore 14.30
Arrivo bel bella nell'accaldata ma sempre ridente Verona dove un servizio di transfer raccoglierà me e un folto gruppo di eccellenze italiane giunte da ogni dove per portarci a Dro. Il pullman così stipato di eccellenze si fa strada tra i monti del Trentino (non oso pensare a quale capitale intellettuale perderebbe il Paese dovessimo piantarci di traverso sull'autostrada del Brennero). Il paesaggio lascia senza fiato ma, a causa di un recente acquazzone, procediamo sotto un cielo plumbeo. Per questo motivo le pareti rocciose che ci sovrastano con i loro pittoreschi ruderi non evocano la tranquilla zona di villeggiatura sul lago che mi aspettavo quanto, piuttosto, uno scenario da Transilvania al crepuscolo.
Le eccellenze italiane rabbrividiscono e osservano in silenzio la temperatura riportata sul display accanto al conducente man mano che essa scende di un grado celsius ogni cinque minuti.

0re 18.00
La temperatura segna ora 17° ma non importa perchè nel frattempo è uscito il sole e tutto è bellissimo. Dopo un breve passaggio in albergo conveniamo tutti al Palacongressi di Riva del Garda per l'apertura ufficiale dei lavori e per l'aperitivo/cena. Ora, per le eccellenze italiane non posso parlare perchè questa è gente che sa stare al mondo, ma io HO FAME. Ma una fame, sarà quest'aria buona? Mi sento come la piccola Heidi appena arrivata dalla fuligginosa Francoforte.
Per guadagnarsi l'accesso al buffet, però, è necessario prima seguire l'evento d'apertura: Enrico Letta, fondatore di Vedrò, in conversazione con il peresidente della provincia autonoma del Trentino Lorenzo Dellai. Le eccellenze ascoltano serie e assorte mentre io, in piena crisi ipoglicemica, raccolgo purtroppo solo alcune fuggevoli impressioni di quello che si dicono i due. Io ricordo più o meno questo:
bla-bla-bla-bisogna camminare in cordata bla-bla uniti si può bla-bla-bla prima c'era il G8 ora c'è il G20 bla-bla-l'Olanda e il Portogallo bla-bla-bla il Brasile e l'Indonesia bla-bla il Trentino.

Ore 19.30
Finalmente si mangia! E si beve pure. Rifocillata dalle vivande e imbaldanzita dal prosecco comincio a guardarmi intorno. Enrico Letta ha dismesso la giacca d'ordinanza e, per dare all'evento un'impronta casual e no-nonsense indossa ora sulla camicia una cacciatorina multitasche stile babbo a pesca. Adorabile.
Ci sta pure il Freddo, alias Vinicio Marchioni. Per un momento sono preoccupata per lui. Mangia le sue tartine avvolto in una bolla di inavvicinabile celebrità. Se fossimo in un posto normale le folle lo starebbero spolpando vivo, ma qui è pieno di eccellenze che non si sognerebbero mai di accostarvisi e fare quelli che importunano le star. Per cui non si avvicina nessuno. Secondo me il Freddo si sta facendo due palle così.

Ore 21.00
Resa sempre più impavida dal vino converso amabilmente con varie eccellenze. Fatto strano: le eccellenze di cui faccio la conoscenza si rivelano essere puntualmente delle eccellenze romane. Come si spiega? C'è una forza di attrazione che a livello sub-atomico spinge i romani a fare inesorabilmente gruppo?
Fatto non strano ma anzi incredibile: ritrovo qui un mio carissimo amico delle elementari. Abbracci, strilli (miei) e commozione.


Ore 22.30
Torno in albergo stremata e comincio a lavorare su questo post. Ma siccome ho bevuto troppo vino mi addormento senza salvare il file e perdo tutto quello che ho scritto.



To be continued...


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