Thursday, 17 January 2013

A margine di un gennaio





# 1. A volte vorrei avere un qualsivoglia talento musicale, anzi, vorrei essere una cantante di country folk. E certo, lo so anche io che per il country bisogna essere nati e cresciuti a a Nashville o giù di lì, mica a Roma nord. Però mi pare una gran vita, quella, tutte le sere suonare in un bar diverso, tutte le sere a cantare di mariti alcolizzati, cani morti e donne senza cuore, tutte le sere ricevere gli applausi di un pubblico composto in gran parte da mariti alcolizzati, donne senza cuore e, chissà, anche qualche cane, speriamo vivo.

Io non le so scrivere le canzoni, non che non ci abbia provato, ma niente. Credo che ciò possa avere qualcosa a che vedere con il mio non conoscere la musica, essere incapace di leggere uno spartito o suonare qualsiasi strumento. Peccato, ogni tanto mi viene un’idea, una di quelle che dici “ma questa sarebbe una canzone fantastica!”. Però in realtà la mia idea per una canzone non è una vera idea, è solo un titolo.

Tempo fa avevo avuto l’ispirazione per una canzone country, anzi country blues, si sarebbe intitolata But wives don’t get laid at Christmas.

Non vedrà mai la luce, purtroppo.



# 2. Essere una star del country mi sembra molto meglio che essere un blogger. Se scrivi una bella canzone poi puoi andarla a suonare tutte le sere, ogni sera a un pubblico diverso, e sarà sempre come fosse nuova. Puoi inciderla chissà quante volte, provare differenti versioni e non sarà mai esattamente la stessa.

Se scrivi un bel post, sei già bravo che hai scritto un bel post, perché il giorno dopo è roba vecchia, non ti puoi ripetere, mai – anche quando quello di cui avresti bisogno tu è dire e ridire sempre la stessa cosa, e sforzarti ogni volta di dirla meglio, imparare a dirla meglio, ogni giorno un pochino meglio.



# 3. Sarà che pioveva, ed era una domenica fredda di gennaio ma a Sansepolcro, cittadina che ha dato i natali a Piero della Francesca, c’erano solo fughe di portici e piazze vuote di armoniose proporzioni, come in un dipinto di Piero della Francesca. I pochi sparuti abitanti che ho incrociato indossavano quest’espressione assorta, indecifrabile e vagamente scoglionata, come in un dipinto di Piero della Francesca.

E allora mi viene il dubbio che questa famosa enigmaticità delle figure di Piero della Francesca su cui si sono spaccati la testa generazioni di storici dell’arte e iconologi, non fosse poi davvero ieraticità misteriosa, non fosse “maestà terrificante e non terrena nel contegno” come disse qualcuno ma, più prosaicamente, una rappresentazione assai accurata del raggelato spleen di Sansepolcro.

Mi viene anche il dubbio che quando in arte usiamo la parola ‘ieratico’, in realtà vogliamo dire ‘scoglionato’.



# 4. Mentre ero a giro a guardare affreschi enigmatici, a casa mia sono entrati i ladri. Non hanno preso niente. Non hanno trovato niente che gli piacesse abbastanza. “Ma che sensazione orrenda dev’essere, comunque, come di profanazione” solidarizza subito chi mi vuol bene. Ma la verità è che non hanno nemmeno lasciato disordine in giro anzi, non posso esserne certa ma quella tazza con un fondo di caffellatte che avevo dimenticato a muffire sul davanzale ora è nel lavello. 

Possibile che...ma mi trattengo dal formulare la domanda ad alta voce. È chiaramente impossibile.

Però.

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