Sunday, 10 February 2013

Il monumento al buco - Il mistero degli Stargate di Pietrasanta






“E questo cosa vorrebbe essere?” chiede inevitabilmente il forestiero che si trovi a rimirare la scultura in marmo bianco collocata nella piazza antistante alla stazione di Pietrasanta.

A questa domanda i nativi rispondono di solito con facezie di vario genere, “è il monumento al buco!” dicono a volte, facendosi una gran risata.

Pochi però sono disposti a parlare del mistero che circonda questo luogo. I Versiliesi sono gente pratica, che non vuole certo ritrovarsi in città Giacobbo e tutta la troupe di Voyager accampata in stazione. L’amministrazione comunale teme, forse a ragione, che se la verità diventasse di dominio pubblico ciò darebbe il via a tutta una serie di disordini e sgradevoli conseguenze.
Chi può dire cosa succederebbe se il segreto del buco arrivasse alle orecchie sbagliate? E se qualcuno se ne avvantaggiasse per loschi fini?


I primi ad accorgersi che c'era qualcosa di strano furono i tre dipendenti del comune che un lunedì qualsiasi, si era nel lontano 2004, lavoravano alla posa del monumento. Uno di loro, che chiameremo Giovà, si mise seduto cavalcioni dentro al buco per poter con più agio fissare un rivetto. Quando poi si alzò in piedi e fece per saltare giù dal plinto, non ridiscese dal lato dove era salito, ma dall’altra parte. Senza pensarci il nostro Giovà aveva quindi attraversato il buco. 

E lì per lì tutto pareva normale, impegnato com’era dintorno ai suoi attrezzi Giovà non si accorse di nulla. Si stupì, tuttavia, quando alzò gli occhi dal proprio lavoro e trovò che i suoi colleghi erano spariti. Subito dopo, vide il bus della Lazzi che imboccava la rotatoria ed entrava in stazione. Fin qui niente da eccepire, non fosse che Giovà avrebbe giurato di aver già visto il bus dell’una e trentacinque arrivare alla fermata, appena qualche minuto prima.

Sarebbe bello raccontare dello stupore di questo buon uomo e delle paradossali situazioni che lo portarono a capire cos’era accaduto, ma la verità è che gli ci volle quasi tutto il pomeriggio per cavarsi d’impiccio: Attraversando il buco, Giovà aveva viaggiato nel tempo. Per essere precisi, si ritrovava ora nel futuro, nello stesso posto, sì, ma il giorno dopo.

Sarebbe bello, dicevo, ma questo è un post, mica un libro di Urania, per cui tiriamo pure avanti - basti solo dire che quando sua moglie se lo vide tornare a casa con ventiquattro ore di ritardo, l’animo di lei era un po’ troppo esacerbato per stare a sentire le sue confuse giustificazioni e quella non fu certo una serata delle più distese.

La prima cosa che fece Giovà il giorno dopo fu presentarsi ai suoi datori di lavoro e denunciare l’accaduto, scatenando il sollazzo di colleghi e superiori: “quante ne inventa, Giovà, per non venire a lavorare”. Però il seme del dubbio era stato piantato. Dopotutto, non era forse vero che Francesco e Antonio, che erano con lui a installare la scultura, avevano raccontato di esserselo visto quasi sparire sotto gli occhi?

In breve tempo non fu più possibile ignorare le chiacchiere, le dicerie che si andavano alimentando intorno al monumento al buco. La segretissima commissione incaricata di indagare il fenomeno comunicò le proprie valutazioni preliminari: il buco era certamente un varco aperto nel continuum spazio-tempo e sì, esso apriva sul futuro, anche se questo futuro era di fatto solamente il giorno dopo. Coloro che avevano ricevuto l’incarico di effettuare le perizie fecero sapere che non ravvisavano nella struttura alcunché di anomalo: il manufatto, opera di uno scultore giapponese di grido e realizzato da un laboratorio locale, altro non era che un buco, circondato di marmo pregiato.

La commissione rimase lungamente indecisa sul da farsi. Transennare il perimetro, occludere il buco, erano soluzioni che avrebbero finito per alimentare curiosità e speculazione, ma rimuovere e distruggere la scultura a pochi mesi dalla sua sistemazione in piazza impensieriva gli amministratori. Non potendo rivelare il motivo della rimozione si sarebbero certo attirati addosso le solite accuse: sprechi di risorse pubbliche, malagestione, la Casta! La Casta! 

Fu più o meno allora che un buffo ometto che nessuno aveva mai visto prima in città presentò alla commissione,

“Rimuovere la scultura è ormai inutile, Il buco, anzi il varco, una volta aperto non si può chiudere. Io vi consiglio di non dare troppo peso alla cosa...in fondo, non è poi un gran danno, vi pare? Se siete d’accordo, vi propongo una soluzione per così dire compensativa: posso, col vostro permesso, progettare un secondo varco che operi in senso opposto, o meglio che riporti chi lo attraversa indietro di ventiquattro ore. In questo modo chiunque si trovi a passare il primo varco accidentalmente e ne riceva un dolo, potrà annullarne gli effetti attraversando il secondo, e viceversa”.

Senza perdere altro tempo la commissione si mise a studiare la collocazione ideale dove erigere il secondo varco e, fatti tutti i rilevamenti, ci si accordò per posizionarlo in fondo a via Mazzini, la strada nota a tutti come la “Via di Mezzo” che dalla piazza del duomo porta giù al municipio. 
Il misterioso sconosciuto fu di parola e in breve tempo consegnò il progetto per la nuova scultura, incaricandosi lui stesso di supervisionare da vicino l’esecuzione dei lavori. 




Chi si preoccupava che un secondo varco avrebbe creato sensazione ebbe presto modo di tranquillizzarsi. D’altronde il comune di Pietrasanta è uso da sempre a curare la propria immagine di città d’arte investendo largamente sull’arredo urbano, commissionare sculture spesso insolite e mirabolanti. Di fronte alla comparsa di un nuovo monumento nessuno fece una piega.

L’ometto, chiunque fosse, aveva ragione: la presenza dei varchi alla lunga non creò grossi problemi, la gente si abitua a tutto, è la verità. Le leggende metropolitane nascono, si diffondono ma inevitabilmente si sgonfiano da sole, diventano cosa di tutti i giorni. 

Dei varchi nessuno parla a Pietrasanta ma, guarda caso, il quotidiano qui scorre sereno e senza intoppi, i suoi cittadini pagano con inusitata regolarità multe, bollo auto e il canone Rai. Sono tempi più felici questi, ora che i morosi possono riscattarsi e nessuno viene più colto impreparato da un anniversario o un compleanno. Ogni sbaglio può essere corretto, ogni dimenticanza può essere rimediata, basta riconoscere con prontezza l’errore, tornare sui propri passi e porvi rimedio.

Per questo, non è insolito vedere qualcuno affrettarsi verso la stazione oppure camminare in direzione opposta, imboccare la Via di Mezzo animato da un’urgenza della quale solo chi non è di queste parti si può davvero stupire. Li riconosci subito quelli che cercano il varco, spesso hanno in mano mazzi di fiori, confezioni regalo, o una cartellina piena di moduli e bollettini appena pagati.

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